martedì 19 febbraio 2013

Adattare gli edifici alla gente


"Nel costruire la vera misura di tutte le cose sono gli esseri umani. Gli edifici sono costruiti da uomini per essere abitati da uomini. Ai due estremi del processo architettonico, costruire ed abitare, le dimensioni del corpo umano sono i fattori determinanti più importanti delle forme e delle dimensioni delle cose. Questo fatto propone un problema immediato: le persone differiscono un bel po' per quanto riguarda dimensioni, forme e mobilità. In media gli uomini sono più grandi e grossi delle donne e vi sono bambini di tutte le taglie. L'essere umano medio oggi è più grande e grosso dell'essere umano medio di un secolo fa e noi cresciamo sensibilmente ad ogni generazione. Naturalmente non c'è una figura umana "media". Uomini dall'aspetto abbastanza "medio" hanno un'altezza che varia con differenze di trenta centimetri almeno e uomini eccezionalmente alti o bassi vanno al di là di quella differenza. (...) Data questa diversità di destinatari, da quale di essi trarremo la misura per i nostri edifici?
La risposta facile è: progetteremo ciascun edificio su misura proprio degli individui che lo useranno. Ma ciò non è sempre possibile, poiché spesso dobbiamo costruire per gente che non conosciamo. Anche quando conosciamo intimamente coloro che vivranno un edificio, è probabile che essi un giorno si trasferiranno altrove ed  un nuovo gruppo di persone di dimensioni e forme sconosciute ne prenderà il posto. I bambini presentano un problema particolare in quanto essi crescono. In una scuola riusciamo ad affrontare questo problema fino ad un certo punto, rapportando le dimensioni di aule e gabinetti a diversi gruppi d'età pur compromettendo in qualche modo le comodità degli adulti maestri, ma in un'abitazione un bambino spesso si sviluppa nello stesso ambiente per un periodo di molti anni. Una stanza specificatamente progettata come una stanza per i bambini diventerebbe obsoleta col crescere del bambino.
A questo dilemma non v'è risposta pienamente soddisfacente. In moltissimi casi la cosa migliore da fare è dare alle parti dell'edificio dimensioni che rispondano alle esigenze della maggioranza della popolazione adulta, lasciando a poche persone di proporzioni e forme eccezionali, oltre che ai bambini più piccoli, la necessità di dover apportare continui adattamenti all'edificio. Una buona parte della loro preoccupazione può essere attenuata mettendo a disposizione mobili delle opportune dimensioni, come si è visto in modo particolare specialmente nel caso dei bambini. Nelle abitazioni, biblioteche, ritrovi ed altri edifici, in cui le persone siano libere di starsene in un certo numero di posti, fornire spazi variamente delimitati può offrire interessanti possibilità di trovare ambienti appropriati a persone di differenti dimensioni fisiche e psichiche."

Edward Allen, Adattare gli edifici alla gente, da "Come funzionano gli edifici", Edizioni Dedalo, Bari 1983.
Prima edizione Edward Allen,"How buildings work: the natural order of architecture", Oxford university press, New York 1980.

 

Palazzo Amsterdam

 

Ho inserito questa citazione come primo articolo per inquadrare quello che ritengo sia il compito, la missione, di un architetto: “adattare gli edifici alla gente" non solo facendo da tramite fra le dimensioni della figura umana e il costruito, ma anche rappresentando la personalità, il desiderio, il carattere dell'individuo.

Si tratta infatti di caratteristiche fondamentali da comprendere e da rendere reali per soddisfare le esigenze abitative di un cliente. Consentitemi qui di citare un Maestro dell'architettura, Adolf Loos che ha scritto:

"Alcune persone si rivolgono a me perché non se ne intendono, altre perché non sanno dove trovare le cose, altre ancora perché non hanno il tempo di occuparsene. Ma ognuna di queste vive nella sua casa che esprime la sua individualità. Tuttavia lievemente modificata dai miei consigli”.

Lo stesso autore scriverà diversi saggi in merito, fra i quali ricordo il “Il povero ricco” (Adolf Loos, Il povero ricco, da "Ins Leere Gesprochen" (Parole nel vuoto), 1921), racconto nel quale si descrive la casa come luogo dell'intimità e del ricordo, racchiuso fra le mura che la circondano, elementi filtro con lo spazio urbano nella quale è immersa.

Il racconto parla di un signore benestante che desidera vivere all'interno di una casa - opera d'arte. Per fare questo chiama un architetto e gli concede carta bianca pur di vedere realizzato il proprio sogno. ”Porti l’arte fra le mie pareti domestiche, non bado a spese”. L'architetto progetta una casa a dir poco perfetta: elegante, sontuosa, nella quale non manca nulla ed ogni singolo elemento è studiato e progettato con cura, in modo che tutto si coordini in un'elegante unità. Il risultato ha apparentemente soddisfatto le richieste del cliente che, felice, ammira l'arte che è entrata in casa sua. Dico apparentemente poiché, purtroppo, la perfezione sussiste solo finché nulla viene spostato, eliminato o aggiunto al sistema creato per lui. Ecco infatti che arriva il giorno del compleanno del padrone e, come da tradizione, la famiglia gli fa dei regali: da qui il problema, nel senso che i nuovi oggetti non sono in grado di legarsi in alcun modo con lo stile della casa. L'orrore dell'architetto è l'espressione più evidente del dramma: la casa diviene il luogo della sofferenza del padrone che, infelice, si vede imprigionato in un luogo carico di elementi che non appartengono alla sua storia, alla sua vita. La casa non è più il luogo dell'intimità del cliente che ben presto cade in depressione: qualsiasi aggiunta, variazione o spostamento causa uno squilibrio nell'ordine "perfetto". Nulla può essere modificato per non disturbare l'operato degli artisti e del tecnico come, puntualmente, gli fanno notare questi ultimi.

Questo, quindi, è il risultato della ricerca di un'ipotetica perfezione a mero livello di estetica. Nella progettazione è mancato l'elemento fondamentale, il più importante: il dialogo, la condivisione con il cliente, punti fissi alla base della corretta costruzione di un percorso di conoscenza che porterà alla realizzazione del sogno del committente.

In questo sta quindi compito del tecnico: "adattare gli edifici alla gente".

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