venerdì 22 marzo 2013

Architettura bioclimatica e efficienza energetica

Chi comprerebbe più un frigorifero in classe C o B? Penso nessuno… lo stesso tipo di certificazione dovrebbe indurre il consumatore a premiare le tipologie edilizie che consumano meno, a valutare la performance energetica della propria abitazione o dell’edificio che si vorrebbe acquistare.

Seguendo le direttive europee, nazionali e regionali, stiamo percorrendo una strada che ci sta conducendo al recupero edilizio e a nuove costruzioni sempre più prestazionali a livello energetico. L’idea è di eliminare il patrimonio di edifici energivori per giungere ad avere edifici con consumi minimi e massime prestazioni.

Pian piano vivremo in case passive: questo significa vivere come adesso ma con consumi ridotti a quasi zero.

Uno dei requisiti fondamentali di un edificio ad elevate prestazioni energetiche è la tenuta all’aria.

Bioarchitettura (1)

Perché è importante la tenuta all’aria? Dal punto di vista tecnico la tenuta all’aria è fondamentale perché una casa che non ha tenuta è piena di spifferi cioè, sostanzialmente, ponti termici. Ogni punto di non tenuta all’aria è un punto di possibile formazione di condensa: quali sono i tipici punti di non tenuta all’aria? Per esempio, l’attacco dei muri con i serramenti, quello delle pareti con il tetto, il tetto con gli sfiati o con i lucernari. Quando abbiamo una condensa interstiziale purtroppo ce ne accorgiamo a danno avvenuto e dobbiamo intervenire rifacendo tutta la parete o tutto il tetto; non è possibile operare solo su una piccola parte.

Se noi prendiamo una casetta di lamiera molto disperdente e la colleghiamo ad un ettaro di fotovoltaico, questa casa diventa, di fatto, una casa passiva o, addirittura, attiva: ma, questo, è fondamentalmente sbagliato, perché se c’è un’attività che non ha bisogno di energia è proprio la gestione termica degli edifici che a partire dall’involucro possono essere veramente dei bassissimi consumatori di energia. Quindi l’energia alternativa, per esempio rinnovabile, che va ad alimentare un oggetto edilizio disperdente è un controsenso perché quell’energia alternativa è preziosa e va usata solo in quei processi produttivi per i quali è proprio necessaria utilizzarla.

Un involucro ben isolato deve seguire delle regole; dobbiamo aumentare la trasmittanza termica dall’interno verso l’esterno e lo facciamo anche naturalmente: la stessa cosa la facciamo a livello stratigrafico su di noi ogni mattina quando ci vestiamo, infatti mettiamo la canottiera sotto, la maglia sopra e sopra ancora il piumino. Se noi capovolgessimo questo principio e mettessimo la canottiera sopra al piumino, la canottiera non servirebbe più a niente dal punto di vista dell’isolamento e ci troveremo completamente inumiditi da un sudore non traspirato avendo il piumino a contatto con la pelle. La stratigrafia è importantissima anche nella costruzione del nostro involucro: se penso ad un involucro tradizionale in cui potremmo trovarci con, ad esempio, una temperatura all’aria di 20 gradi ma la temperatura alla parete o alla finestra è di 10 gradi perché fuori fa freddo, beh, innanzitutto percepiamo dei movimenti, dei moti convettivi che dal caldo portano l’aria verso il freddo, cioè dei veri e propri spifferi, nonché non abbiamo una sensazione percepita di calore corrispondete alla temperatura ai 20  gradi della temperatura dell’aria semplicemente perché noi siamo dei “radiatori” che cedono ovviamente per principio fisico il loro calore agli oggetti più freddi e se una parete è fredda noi ne cediamo tanto di calore e, quindi, il nostro corpo fa un po’ la media fra la temperatura dell’aria e la temperatura dell’involucro. Per cui se ho 20 gradi di temperatura aria e 10 gradi di temperatura dell’involucro, la mia sensazione in realtà è da 15 gradi: è per questo che l’importanza dell’involucro ci consente un comfort e un benessere termico notevolissimo perché se io ho la temperatura all’aria di 20 e il muro o la finestra a 18 – 19 gradi, di fatto cedo molto meno calore e sto bene; ogni grado in più che evito di scaldare è un 6% in meno di riscaldamento in termini di spesa. Quindi è importante, quando si interviene, cercare di ridurre le dispersioni.

Le dispersioni generalmente sono da attribuire per un 25% all’apertura e chiusura delle finestre: la relazione (che si può fare anche attraverso sistemi alternativi come la ventilazione controllata che induce ovviamente una minore dispersione), è di attribuire un 10% circa delle dispersioni per perdite della caldaia, dal tetto si può dedurre un altro 15%, le pareti disperdono più o meno un 20-25% così le finestre e un 5-6% se ne va attraverso il solaio della cantina. Le tecnologie per intervenire sono ormai tantissime, a secco o massicce con il cappotto; ormai nei Paesi maturi si trovano anche materiali innovativi che derivano da tecnologie aerospaziali (si va dai pannelli sottovuoto all’aerogel che sono isolanti che contengono aria al 99,8%). Non si sa che cosa emergerà nel futuro, alcune di queste nuove tecnologie si imporranno, altre scompariranno, certo è che le tecnologie hanno fatto passi da gigante: si vede quello che ha fatto l’industria dei laterizi introducendo degli isolanti internamente o i cappotti che sono ormai di vari materiali o i sistemi a secco con telaio in acciaio o in legno che stanno cambiando l’approccio del costruire e del progettare un po’ ovunque in Europa… così come le finestre, i serramenti, i sistemi oscuranti: nulla è più come prima, 10 – 15 anni fa e sempre più l’aggiornamento sarà necessario da parti degli operatori nel settore perché il mercato sta cambiando sotto i nostri occhi.

La ventilazione controllata, che dev’essere abbinata ad un impianto adeguato e ad un involucro molto efficiente, ci consente sempre di avere aria fresca in casa, mai viziata: pensate che in una notte, due persone che dormono in una stanza di 50 mc, per avere quei livelli di ossigenazione che la norma sanitaria richiede si dovrebbero svegliare ogni due ore per aprire la finestra 10 minuti, per ossigenare l’aria in modo corretto. La ventilazione ha anche un risvolto sulla salute e non soltanto sull’efficienza energetica: il che non vuol dire che non si devono aprire le finestre nei momenti di picco; se devo cambiare aria apro la finestra per 5 minuti ma poi la chiudo, non sto un’ora con la finestra aperta perché sarebbe come tenere inutilmente aperto lo sportello di un frigorifero in classe A++ che, in tal modo, non funzionerebbe più in maniera efficiente. Un edificio deve essere sempre più considerato come una macchina termica: il che non vuol dire che bisogna essere ingegnere per gestire la casa ma solo avere qualche piccola attenzione.

Il sistema edificio impianto deve cambiare a seconda della situazione in cui ci si trova: non esiste una soluzione predefinita, così come purtroppo è stato fino a pochi anni fa. Non ci si può più permettere di perdere neanche una goccia di  combustibile o energia… e quello che viene utilizzato dev’essere il minimo possibile e, per fare questo, dobbiamo cambiare il progetto e relazionarlo all’ambiente e all’edificio che progettiamo. Pensiamo alla caldaie a pellet o alle caldaie a condensazione: sono tutti sistemi che partono dall’idea della bassa temperatura, l’unica che ci garantisce un risparmio di energia. Quindi, l’architettura dev’essere efficiente e bioclimatica: il progettista dovrà sempre più gestire mix differenti tra impianti che saranno tutti diversi a seconda delle dimensioni, posizioni e tecnologie: perché in certi casi è più utile utilizzare un sistema a secco, leggero, a bassa stratificazione, veloce nel costruire ma in altri, sarà più conveniente, per motivi di inerzia, di accumulo di calore, costruire sistemi massicci con cappotto. Si dovranno gestire mix tecnologici e impiantistici diversi perché quelli buoni per tutte le situazioni non esistono più.

 

Articolo tratto dal convegno a titolo "Riqualificazione energetica, il nuovo orizzonte dell'edilizia” tenuto dall’Architetto Stefano Fattor, Vicepresidente Klimahaus.

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