martedì 5 marzo 2013

“La nostra casa” secondo Adolf Loos

Rileggere gli scritti di Loos per scrivere il primo post Adattare gli edifici alla gente ha spinto la mia curiosità a cercare di capire ulteriormente il suo pensiero riguardo il concetto di “casa”, il luogo del focolare domestico: interessante la visione critica dell’architetto nei confronti di artisti e progettisti che si fanno portabandiera del “giusto” e del “corretto” stile contemporaneo dell’epoca. In realtà, secondo Loos, la casa giusta è quella creata dalle esigenze e dai bisogni di chi la abita mentre, al contrario, il tecnico dovrebbe essere semplicemente il tramite in grado di permettere ai clienti di realizzare determinati obiettivi da loro desiderati ma difficili da raggiungere senza l’aiuto di un esperto. Leggendo altri scritti di Loos ho intuito quanto fosse importante per lui la concezione riguardo quella  che ritiene essere la migliore pratica progettuale, cioè quella resa possibile conoscendo al meglio i propri clienti, condizione fondamentale per poter esprimere al meglio un progetto confezionandolo come un abito creato su misura da un sarto; malgrado questo desiderio spesso utopico di conoscenza dei committenti, lo stesso Loos raggiungerà un compromesso proponendo ai lettori della sua rivista “Das Andere” (1903) di inviargli per corrispondenza richieste di consigli progettuali per le loro abitazioni:

“Chiedetemi e vi risponderò adeguatamente. Su questo giornale si risponde a tutte le domande relative alla vostra casa.”

Dalle citazioni che riporto qui di seguito emerge un suo tentativo di aiuto discreto, di possibile e potenziale collaborazione non invasiva del tecnico per permettere alle persone di costruire al meglio la propria casa, senza imporsi:

“Chi vuole imparare la scherma deve prendere in mano il fioretto. Nessuno ha mai imparato a tirare di scherma solo assistendo a gare di scherma. Così chi vuole arredarsi la casa, deve provvedere a tutto personalmente. Altrimenti non imparerà mai a farlo. Naturalmente la casa sarà piena di errori. Ma saranno errori vostri. Attraverso l’autocontrollo e la modestia riuscirete presto a riconoscerli. Farete dei cambiamenti e migliorerete.

La vostra casa cresce con voi e voi crescete con la vostra casa.

Non dovete temere che la vostra abitazione possa apparire di cattivo gusto. Il gusto è sempre qualcosa di molto personale. Chi può giudicare se ho ragione o torto?

In casa vostra avete sempre ragione voi. Nessun altro.

I portavoce degli artisti moderni vi diranno che questi arredano tutte le case secondo la personalità di chi li abita. E’ una menzogna. Un artista può arredare una casa solo a modo suo.” (…) “la vostra casa potete arredarla solo voi. Solo così diventa vostra.” (…)

“Chi vuole imparare la scherma, deve prendere in mano il fioretto. E chi vuole imparare a gareggiare di scherma, ha bisogno di un maestro che sappia tirare di scherma. Io voglio essere il vostro maestro per le vostre case. La vostra casa è piena di errori. Forse volete apportarvi qualche ritocco. Chiedetemi e vi risponderò adeguatamente. Su questo giornale si risponde a tutte le domande relative alla vostra casa.

Volete rinnovare la tappezzeria di una stanza e avete dei dubbi sul colore?

Volete dipingere le finestre e le porte di un appartamento appena inaugurato?

Volete sapere come si possono disporre in modo migliore i vostri vecchi mobili nella nuova casa?

Se sta bene mettere nel soggiorno una poltrona in vimini?

Se va bene una certa cosa, oppure un’altra?

Inviatemi prove di colore, campioni di stoffe e di tappeti, piante e disegni. Se volete che vi siano restituiti, allegate l’affrancatura occorrente. Risponderò a tutte le domande meglio che potrò.”

Wie wir leben, in “Das Andere” 1903 cit., pp. 7-9; trad. it. di G. Bernabei e G. Schődl in Loos, La civiltà occidentale cit., pp. 83-84.

 

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