venerdì 6 giugno 2014

Normandia: il porto prefabbricato Mulberry

Arromanches_Mulberry Harbour

Il recente anniversario dello Sbarco in Normandia è stato il pretesto per un viaggio alla scoperta di questi luoghi che hanno caratterizzato la storia del Secondo Conflitto Mondiale. Lo Sbarco, effettuato il 6 giugno 1944 nel cosi detto D-Day, è stata la più grande invasione anfibia della storia: questa fase era l’inizio dell’Operazione Overlord, che infatti proseguirà con l’invasione e la “Battaglia di Normandia”. Il successo delle operazioni di sbarco degli alleati e del resto della campagna sarebbe dipeso dalla rapidità con la quale sarebbero arrivati i rifornimenti ed i rinforzi; inoltre era necessario garantire una continuità che non poteva essere interrotta, per questo bisognava proteggersi dalle condizioni metereologiche e dalle maree molto incisive della Manica.

La soluzione vincente è stata la progettazione e la costruzione di porti prefabbricati denominati “Mulberry”, realizzati in Inghilterra, trasportati nella Manica, posizionati e resi operativi nelle zone dello Sbarco, in attesa che fossero conquistati i porti esistenti della costa francese: senza i porti artificiali, l’intera operazione Overlord sarebbe fallita. Le due funzioni principali erano fornire un riparo alle navi e facilitare lo scarico di truppe, veicoli e rifornimenti. Ci volle quasi un anno per preparare tutti gli elementi dei porti: enormi bacini vennero realizzati nelle rive del Tamigi per costruire i cassoni, mentre i cantieri navali erano impegnati nella fabbricazione di tutto ciò che serviva ai porti e allo sbarco. Gli elementi vennero costruiti e immagazzinati nel sud dell’Inghilterra, in particolare i cassoni Phoenix furono affondati per essere camuffati poi, in prossimità dell’avvio dell’operazione, vennero rimessi a galla. Il 6 giugno del 1944 tutti i pezzi dei porti erano stati costruiti e mentre sulle spiagge avveniva lo sbarco, 132 rimorchiatori attraversavano la Manica con i bombardoni e i cassoni Phoenix, affiancati dalle Blockships in viaggio verso la loro ultima destinazione.

 

MulberryB_Piers

                   Fonte immagine: Wikipedia

 

Ogni porto Mulberry era così costituito:

- un frangiflutti esterno costituito da “bombardoni” a forma di croce di 60 m di lunghezza. Il loro utilizzo era fondamentalmente quello di smorzare l’energia delle onde che si infrangevano su queste barriere galleggianti. Davanti ai porti ne vennero installati per una lunghezza di circa 1600 m. Le navi mercantili con forte pescaggio attraccavano e scaricavano protette dai bombardoni ma in una zona ancora esterna al porto vero e proprio.

- un frangiflutti interno fisso di cassoni di calcestruzzo Phoenix e navi appositamente affondate per l’operazione (i Gooseberries): il vantaggio di queste ultime era che si autotrasportarono fino al luogo del loro affondamento a partire dal 7 giugno, lasciando i rimorchiatori a disposizione per il trasporto di tutti gli altri elementi del porto. Una volta affondate le navi (7000 m di frangiflutti), ci si rese conto che le strutture superiori emergevano dall’acqua, potendo così fungere da centri di amministrazione, pronto soccorso, alloggio e manutenzione. Per quanto riguarda i cassoni Phoenix, questi avevano la funzione di creare un riparo e facilitare l’attracco delle chiatte e delle navi: ogni cassone richiedeva circa quattro mesi di lavoro, vennero trasportati da rimorchiatori lungo la Manica e dall’8 giugno affondati in zone in cui la profondità era inferiore ai 9 m (per farli affondare venivano riempiti con acqua di mare e sabbia). Ogni cassone era dotato di riparo per l’equipaggio, una stiva e una postazione di difesa.

- lunghe banchine galleggianti in grado di collegare le banchine di ormeggio alle spiagge: i moli di attracco, denominati “Whale piers” o “Lobnitz piers” erano pontoni rettangolari di acciaio del peso 1100 tonnellate; erano installati su dispositivi che scorrevano su telai assicurando i movimenti verticali delle maree e consentendo, così, lo scarico continuo delle navi in qualsiasi condizione del mare. All’interno erano presenti degli scompartimenti adibiti a magazzino, locali tecnici e alloggio.

I bombardoni galleggianti e gli elementi affondati (cassoni Phoenix e Blockships) vennero installati anche nelle zone di sbarco prive di porti Mulberry.

Dei due porti previsti, venne completato soltanto il Mulberry B di Arromanches poichè, a causa della tempesta del 19  giugno, il Mulberry A di Omaha venne quasi completamente distrutto: in seguito ai danni ingenti venne praticamente abbandonato, anche perchè venti dei trentuno cassoni erano andati distrutti.

La dismissione del porto di Arromanches, dopo un servizio della durata doppia di quella di progetto, giunse congiuntamente con la liberazione di altri porti, fra i quali Cherbourg e Le Havre; inoltre le strade intorno ad esso erano completamente deteriorate rendendo difficile la circolazione dei mezzi; in più il fenomeno dell’insabbiamento si stava manifestando in modo sempre più incisivo.

In conclusione, senza i porti artificiali, le armate alleate senza rifornimenti non avrebbero potuto sfruttare al meglio le debolezze del nemico che non era in grado di avere altrettante risorse pronte all’uso. Inoltre, senza i porti, nessun comandante avrebbe preso la decisione dello sbarco, poichè i porti esistenti erano tutti sotto assedio.

La costruzione dei porti Mulberries è stata, probabilmente, la più vasta e importante operazione dalla traversata dei Dardanelli dei Persi effettuata su un ponte di navi, nel 480 a.C..

 

Reportage fotografico dei resti del porto Mulberry B di Arromanches:

 

Mulberry B Harbour_Arromanches

Mulberry B Harbour_Arromanches

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Mulberry B Harbour_Arromanches

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Mulberry B Harbour_Arromanches

Mulberry B Harbour_Arromanches

Mulberry B Harbour_Arromanches

Mulberry B Harbour_Arromanches

Mulberry B Harbour_Arromanches

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Mulberry B Harbour_Arromanches

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