domenica 15 marzo 2015

La "Via Recta" e il "Palazzo perfetto": Via Giulia e Palazzo Sacchetti

E’ passato un anno esatto dal post che ho dedicato a Palazzo Farnese, da me definito il “palazzo per eccellenza”: per questo motivo voglio ricollegarmi ad uno dei suoi autori, Antonio da Sangallo il Giovane e a quello che, secondo lui, è il palazzo perfetto, cioè Palazzo Sacchetti sulla Via Giulia. Due nomi, un edificio e una strada, due capisaldi della storia di Roma.

Il contesto è quello di Via Giulia, la via più prestigiosa e probabilmente la strada per eccellenza di Roma che a mio parere può contendersi lo scettro di "strada maestra" nella sfida con il ben noto "Tridente". Progettata da Bramante, la Via, sintesi di storia e splendore, connette Piazza San Vincenzo Pallotti a Piazza dell'Oro con un percorso di circa un chilometro interamente fiancheggiato da palazzi nobili, aristocratici e da chiese. Il nome della strada è un chiaro riferimento a chi l'ha voluta, cioè Papa Giulio II Della Rovere che agli inizio del Cinquecento ha ideato un piano urbanistico che ha permesso la trasformazione di Roma da città medioevale a città moderna, sotto la bandiera della Chiesa: l'obiettivo di questa strada rettilinea, inizialmente denominata "Via Recta" era di permettere ai pellegrini di raggiungere la Basilica di San Pietro senza perdersi nei meandri della precedente contorta e tortuosa Via Magistralis.
Per realizzare il progetto della costruzione di una strada rettilinea, Bramante dovette abbattere con sacrificio numerosi edifici ma, nel contempo, questo permise il fiorire di numerosi palazzi di enorme importanza, basti pensare a Palazzo Farnese. Il progetto iniziale era sicuramente più vasto di quanto poi realizzato, infatti si sarebbero dovuto costruire anche il Palazzo dei Tribunali, edificio del quale oggi è visibile solo una porzione delle fondamenta in bugnato sporgente, simpaticamente soprannominate "i sofà di Via Giulia". Molte opere rimasero incompiute alla morte del Papa e di Bramante ma in realtà lo stile nobile dei progetti che verranno poi realizzati seguiranno la stessa linea progettuale: con Papa Innocenzo XII verrà edificato il Palazzo di Montecitorio, nel 1540 Michelangelo inizierà l'incompiuto Arco dei Farnesi per collegare i giardini di Palazzo Farnese alla Villa Farnesina, i Farnese stessi realizzeranno anche la propria "casa" ornata di grifi in stucco e dell'arme di Papa Paolo III (al civico n° 93) e poi ci sono le  Carceri Nuove e la Casa di Raffaello, anche se pare non ci abbia mai vissuto.

Via Giulia

L’osservatore dei primi del Novecento, di cui avevo riportato la descrizione di Palazzo Farnese, riguardo Via Giulia così racconta:

Oltrepassato il ponte (Sisto n.d.r.) e discese, traversando la via dei Pettinari (…) le rampe d’accesso, si apre davanti, oltre la cornice di un arco che la scavalca, il rettifilo di 1 km della Via Giulia, la prima strada diritta di Roma, così voluta da Papa Giulio II che ne fece la strada principale, il “corso”, della città del ‘500.

Coi “Banchi”, che le sono contigui nell’ultimo tratto, formava allora il centro aristocratico, plutocratico e d’affari di Roma; ma poco dopo, spostata la vita verso il Campo Marzio, la strada diventò solitaria ed  a poco a poco prese quell’aspetto di abbandono e di sopravvivenza che è l’odierna caratteristica sua e delle vie parallele di Monserrato e di Banchi Vecchi. Oggi nei grandi palazzi si è sostituita ai patrizi la popolazione artigiana.

Il vero principio della strada è segnato dal Palazzo farnese che a destra erge la mole magnifica della facciata posteriore con la stupenda loggia a tre arcate. L’arco che valica la strada lo congiungeva, attraverso dipendenze rivierasche, col fiume sul quale un traghetto privato dava passaggio alla Farnesina.”

Delineato il contesto storico ed urbano, dopo Palazzo Farnese che, comunque, ha l’affaccio principale su Piazza Farnese, veniamo ora al più imponente palazzo di Via Giulia: Palazzo Sacchetti, edificio severo ma elegante progettato da Antonio da Sangallo il Giovane e da lui definito “il Palazzo perfetto”. L’iscrizione “Domus Antonii Sangalli Architecti - MDXLIII” testimonia che l’edificio è stato la residenza del noto architetto che fece costruire nel 1542 per proprio uso personale mentre lavorava al vicino Palazzo Farnese anche se, si ipotizza, che possa invece essere stato costruito proprio al posto della casa di Sangallo. Il palazzo venne successivamente venduto al Cardinale Giovanni Ricci di Montepulciano, subentrarono poi altri nobili e prelati, tra cui i Ceuli (o Ceoli, il cui nome distorto diede il nome di Cefolo mutato poi in Cefalo all’omonimo vicolo), banchieri di Pisa; nel 1608 fu acquistato dal cardinale Ottavio Acquaviva d'Aragona ed infine, nel 1648 dai Marchesi Sacchetti, tutt’ora proprietari.

Palazzo Sacchetti_Giuseppe Vasi

Palazzo Sacchetti è un vasto complesso rinascimentale edificato su un'area detta nel Cinquecento "dell'orto di S.Biagio", dotato di un cortile al centro e di un giardino sul retro che originariamente scendeva fino al Tevere: l’accesso al fiume venne limitato con la costruzione del Lungotevere, al fine di prevenire le inondazioni. All’interno del giardino, nel 1660 Carlo Rainaldi costruì un bel ninfeo che è visibile nella Grande Veduta di Roma.

Palazzo Sacchetti  1675

La facciata in laterizio presenta finestre in travertino, un grande portale in marmo sormontato da un balcone con balaustrini in ferro e, ai lati, tre finestre per parte architravate ed inferriate con davanzale retto da mensole sotto le quali si aprono le finestrelle dell'interrato. Nella nicchia sulla terza finestra del primo piano si può notare uno stemma di Papa Paolo III Farnese con la scritta "Tu mihi quodcumque hor rerum est": sia la targa che lo stemma furono scalpellati dai francesi nel 1799 perchè scambiarono i gigli farnesiani che le ornavano con quelli della casa reale di Francia soppressa dalla Rivoluzione. Gli altri piani hanno sette finestre ognuno: quelle del primo con architrave poggiato su mensole, quelle dell’ammezzato, più piccole, di forma quadrata, quelle del terzo sormontate da architravi; la sommità presenta un ricco cornicione con mensole.

Il nostro amico viaggiatore così sintetizzava la descrizione di Palazzo Sacchetti:

“E’ nobile e maestosa costruzione, cui gli elevati piani, gli ampi spazi pieni, le cornici e il cornicione elegantemente sottili, il bel portale, dànno aspetto di leggerezza e di sveltezza piacevolissime.”

E infine un piccolo gioiello ora in rovina da non perdere: camminando per Via Giulia sull'angolo sinistro di Palazzo Sacchetti, all’angolo tra Via Giulia appunto e Vicolo del Cefalo, sono situati i resti della fontana in marmo detta “del Putto”. La fontanella, realizzata verso la fine del XVI secolo, è formata da una piccola edicola a nicchia dalle sembianze di conchiglia al centro della quale, fra due pilastrini adornati da figure femminili è raffigurato un ragazzo, un puttino a cavallo che tiene per la coda due delfini che si affrontano, dai quali zampillava l’acqua. A giudicare dalla bella scultura non è azzardato pensare che possa essere opera proprio di Antonio da Sangallo, ma il dato non è certo. Indipendentemente dal presunto progettista resta comunque l'eleganza e la raffinatezza dei resti della fontana dopo l'asportazione della vasca in travertino della quale si può osservare il vuoto nella muratura. Nella parte superiore fra le due stelle, una volta c'era uno stemma di cui rimane traccia visibile sulla muratura.

Fontana del Putto_Via Giulia

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