lunedì 20 luglio 2015

Chiesa come soglia: luogo di confine, di accoglienza, di partenza

La nuova Chiesa di Bergamo dedicata a Santo Papa Giovanni XXIII

E’ passato poco più di un anno dall’inaugurazione della chiesa dedicata a Santo Papa Giovanni XXIII al nuovo Ospedale di Bergamo e possiamo dire che ha pienamente confermato le aspettative di “Chiesa che stupirà la città”. La nuova chiesa è un tempio dove architettura moderna e arte contemporanea dialogano in un tutt'uno armonico;  è stata consegnata il 25 giugno 2014 e consacrata il 12 ottobre in ricordo dell'anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II.

Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo

     Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo


La chiesa, edificio bianco e immacolato, è circondata da un "velario" formato da una lunga serie di esili stecche verticali che cadono dall'alto avvolgendone il corpo di fabbrica, caratteristica che ha richiesto una tecnologia particolare: le stecche che caratterizzano il volume bianco sono state realizzate con materiale cementizio bianco i.active Tecno di Italcementi contenente TX Active (lo stesso cemento biodinamico con cui è stata realizzata la pelle esterna della facciata di Palazzo Italia ad Expo2015), un principio attivo in grado di abbattere gli agenti inquinanti e mantenere le architetture pulite, a cui sono stati aggiunti inerti di marmo di Carrara. L’'interno dell’edificio è caratterizzato dalle decorazioni delle pareti firmate da Stefano Arienti che simulano un giardino, nei toni del grigio, dove foglie e fiori sono incisi nel cemento, come una serigrafia, ottenuta con una tecnica sviluppata in Finlandia; sempre all’interno sono inoltre presenti la Via Crucis di Ferrario Freres e le opere del presbiterio firmate da Andrea Mastrovito (i suoi disegni sono incisi su vetro e, anche in questo caso, si è fatto ricorso a una tecnica e a un'abilità speciale del mastro vetraio). 

Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo  Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo  

La struttura evoca raccoglimento, comunica ariosità, spinta verso l'alto, verso la preghiera. Le opere murarie, all'interno, sono ispirate al Giardino dell'Eden, un giardino accogliente che favorisce la concentrazione. Il portale d'ingresso, che si apre e introduce a una cascata di luce e aria di ampiezza estrema, è un enorme portale di legno e vetro di oltre 3 metri, con una croce in alto fatta di lastre trasparenti che, come l'acqua, scende a dare ristoro alla parte lignea che, costituita da lastre levigate e verniciate di legno di colore diverso, vuole essere una stilizzazione del deserto del Negev.

Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo

La nuova chiesa è un luogo che trasmette un senso di pace, la luce piove dall’alto ed entra da una serie di oblò aperti sulle pareti laterali. Sembra che la luce arrivi da ogni punto, che non debba mai finire. Un luogo di speranza nella struttura della cura, dell’uomo che lotta contro la sofferenza con tutte le sue forze, non soltanto tecnologiche. Una grande arca di luce che solca il mare della sofferenza, portata dalla forza della speranza.

Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo

La chiesa ha una navata unica, è tutta bianca; come già descritto la luce piove dal soffitto e da piccoli oblò praticati nelle pareti laterali, come se fosse una nave e, infatti, la forma lunga e abbastanza stretta, ricorda quella dell'arca.
L'idea della chiesa è stata sviluppata dopo la progettazione dell'ospedale, ma con l'attenzione a creare un'armonia, un dialogo fra le due strutture, separate, ma comunicanti. Durante la progettazione del nuovo ospedale si era avvertita l'esigenza di un luogo dove le attese e le speranza della comunità cristiana trovassero esplicita voce, da qui la decisione, subito accolta da tutte le istituzioni di costruire un comitato che ne promuovesse la realizzazione: nacque così il "Comitato per l'Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo". Grazie all'accordo con la Regione Lombardia, fu individuato il terreno per costruire la chiesa, all'ingresso dell'ospedale. L'area resta di proprietà regionale, ceduta in diritto di superficie per 99 anni alla Diocesi e da questa alla parrocchia di San Giuseppe, nel quartiere del “Villaggio degli sposi”, entro i cui confini sorge il nuovo ospedale. L’opera è stata realizzata con il contributo della Fondazione Banca Popolare di Bergamo e della Conferenza episcopale italiana.

Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo

Gli Architetti Aymerc Zublena, Pippo e Ferdinando Traversi, sono gli stessi del nuovo ospedale; un gruppo che è stato incaricato di progettare la chiesa dedicata a San Giovanni XXIII, compresi gli arredi e le opere d'arte: "la chiesa del nuovo ospedale di Bergamo dedicata a San Giovanni XXIII rappresenta una sfida che dà speranza a tutti noi, a maggior ragione in questi tempi di crudi in cui ogni cosa sembra ridursi a puro dato  economico e utilitaristico". Il risultato è stato di grande coerenza stilistica. Gli architetti hanno studiato un progetto che dialogasse con la struttura dell’ospedale e, fin da subito, hanno deciso di progettare considerando come arredare e decorare l’interno del tempio, quali opere artistiche inserire e come. Venne deciso, soprattutto su parere dell’architetto Pippo Traversi, di rivolgersi all’arte contemporanea e non semplicemente a un’arte novecentesca. Venne coinvolto il milanese Stefano Arienti, quindi i bergamaschi Andrea Mastrovito e Ferrario Freres. Tre artisti contemporanei, dediti alle installazioni, a un’arte in qualche modo alternativa a quella tradizionale; artisti veri e partecipi delle vicende dell'arte  del nostro tempo.

Ad Arienti venne chiesto di elaborare un progetto artistico per le pareti laterali, a Mastrovito vennero commissionate le opere per il presbiterio e a Freres la Via Crucis: opere d'arte contemporanea basate sulla fotografia, opere che scuotono, colpiscono. Come emoziona la Via Crucis fotografica e pittorica al tempo stesso, ambientata nelle vie di in una immaginata Bergamo Alta medioevale. Un'opera curiosa, che guardata a cuore aperto può ben scandalizzare, diventare un richiamo forte. Uno schiaffo. Freres ha inoltre realizzato la grande croce bianca sospesa nel pozzo di luce che sovrasta l'ingresso all'aula.

Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo     Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo

Arienti è partito da fotografie di un giardino dell'Isola d'Elba per poi realizzare, con un processo innovativo, il grande graffito che riveste le tre pareti dell'aula, che è diventato un disegno lungo le pareti della navata; sul filo della leggerezza e del gioco sapiente e delicato dei grigi e dei bianchi l'artista ha fatto rivivere le immagini dei giardini biblici, come fossimo in una radura aperta che ci invita a rivolgerci verso l'altare.

Chiesa San Giovanni XXIII BergamoChiesa San Giovanni XXIII Bergamo

Mastrovito ha realizzato una straordinaria scenografia di vetro che è diventata il fulcro visuale di tutta l'aula. Nelle tre absidi, su una collina d'oro fra gli alberi, sospeso nella luce, lievita il Cristo crocifisso, e ai suoi lati le immagini della Madonna Addolorata con San Giovanni XXIII e il globo del Tabernacolo. Opere nuove, tecniche innovative, difficili anche dal punto di vista tecnologico.

Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo     Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo

Il progetto richiama infatti l'equilibrio mirabile fra architettura e arti figurative e l'aula è elementare, simmetrica, quasi severa. La sua forma ha messo a disposizione degli artisti tre ampie pareti di quasi 800 metri quadri, inondate di luce, mentre il presbiterio include tre absidi canoniche, destinate ad un altro intervento artistico perché la chiesa, fin dagli inizi, è stata progettata affinché l'architettura potesse accogliere e orientare il lavoro degli artisti. “L'emozione dell'arte si completa con l'architettura”: è questa l'impressione che si ha quando si entra nella chiesa infatti, come sostiene Pippo Traversi "La chiesa è nata con un progetto unitario, un'alleanza fra architettura e arte contemporanea".

Chiesa San Giovanni XXIII BergamoChiesa San Giovanni XXIII Bergamo

L'opera è stata quindi realizzata da un pool di professionisti che hanno unito le loro competenze per realizzare un edificio sacro dalla forte valenza e importanza simbolica a partire dall'ampio sagrato davanti all'entrata, spazio di collegamento con l'ospedale. Il legame con la struttura ospedaliera si ritrova anche nel semplice volume parallelepipedo della chiesa che adotta un linguaggio forte e sobrio. A differenza di molte chiese contemporanee in cui il tema della spiritualità viene affrontata cercando soluzioni spaziali complesse ed effetti volutamente scultorei, qui è stato scelto un approccio semplice, temperato, decisamente alieno da esibizioni formali.

Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo     Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo

L'involucro esterno, composto da una superficie vibratile formata da un serrato susseguirsi di snelli elementi verticali in calcestruzzo bianco, si configura come una sorte di grande "velario" che protegge il luogo sacro e, nello stesso tempo, lo cela e lo esalta: ombreggiato deambulatorio che delimita il perimetro di tutta la chiesa, recinto e filtro all'ingresso vero e proprio nell'edificio. Chi arriva dalla piazza, una volta superato il "velario" e lo stretto filtro, entra nella grande e ariosa aula liturgica, spazio semplice e sereno, definito da alte pareti rivestite con grandi pannelli in calcestruzzo, sui quali l'artista Stefano Arienti ha realizzato l'immagine di un giardino mediterraneo. L'opera è illuminata dall'alto dal fascio di luce che dal lucernario perimetrale scende lungo le pareti e le separa dalla copertura, come che questa sembra levitare leggera sopra le teste dei fedeli. I teli in maglia metallica a soffitto, che seguono curvature diverse al fine di gestire l'acustica dello spazio, evocano una rappresentazione stilizzata delle nuvole e degli spazi celesti che decoravano anticamente le cupole delle chiese. le piccole forature circolari disposte con andamento irregolare sulle pareti permettono alla luce naturale di penetrare all'interno, alleggerendo il peso visivo della massa muraria e arricchendo le immagini su di essa presenti. Nell'edificio gioca un ruolo da protagonista la luce che definisce e vivifica i volumi e gli spazi dell'aula, con pavimenti e arredi in marmo bianco, concepiti per trasmettere un sentimento di accoglienza e di serenità, ma anche per integrare nell'architettura l'intervento degli artisti contemporanei.

Chiesa San Giovanni XXIII Bergamo

La chiesa di Santo Papa Giovanni XXIII è un luogo dove si cerca di annullare la separazione fra l’essenza della realtà e chi si muove nel tempo e nello spazio e di queste coordinate vive le caratteristiche, i limiti, che diventano passioni, gioie, sofferenze: è il punto conclusivo di un percorso cominciato anni fa. Ma è anche un punto di partenza, come il vescovo Francesco ama ripetere. Ora il tempio è concluso, è un tempio di arte e architettura contemporanea, è un tempio accogliente, bianco, pieno di luce, con opere d’arte che aiutano a cercare nel profondo di noi stessi, che ci aiutano ad andare oltre, almeno per qualche momento, gli affanni, i pensieri, le preoccupazioni, le aspirazioni di ogni giorno. Verso l’origine di quello che siamo. Una partenza, l’inizio di una vita lunga, la vita di una casa della Chiesa destinata a durare per secoli. Il Vescovo Francesco Beschi aveva usato l’immagine della soglia: la soglia dell’ospedale, la soglia della città. La soglia, il luogo di confine, di accoglienza per la vita di tante persone, di tante relazioni, esistenze che nell’ospedale si incontrano, si conoscono, si aiutano.

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