domenica 30 ottobre 2016

Verifiche di agibilità post sismica ad Accumoli

E' da un po' di tempo che non pubblico un post e finalmente sono riuscito a trovare il tempo per farlo. Il motivo di tanto ritardo è presto detto e si può sintetizzare in una data tristemente nota: 24 agosto 2016, giorno in cui il nostro Paese è stato nuovamente ferito da un terribile sisma.

In quanto tecnico di Protezione Civile, il mattino dell'evento, ho ricevuto la notizia con un messaggio sul telefono dal nostro Coordinatore, ancor prima di sapere cosa fosse successo. Mi trovavo infatti in vacanza, così come tanti altri colleghi, e non avevo ancora acceso il televisore o letto il giornale. Nelle ore successive i messaggi si sono susseguiti con ritmo incalzante a seguito dell'attivazione della procedura di preallerta: ci veniva chiesta immediata disponibilità per recarci sul luogo del disastro. Nei giorni successivi, chiarite le questioni pratiche (alloggio, trasporti, rifornimenti) abbiamo tenuto un incontro di coordinamento a Como con tutte le squadre che avevano dato disponibilità per le operazioni di rilievo dei danni e valutazioni dell'agibilità. Ci tengo a sottolineare che nonostante l'attività di tecnico di Protezione Civile in questo contesto sia un'attività di tipo volontaristico, la quasi totalità dei tecnici abilitati del mio gruppo è riuscita ad gestire i propri impegni personali e lavorativi per intervenire.

La sera del 29 settembre è arrivata la chiamata ufficiale per la prima squadra inviata dall'Ordine di Lecco, costituita dal sottoscritto e da un collega. All'alba di martedì 4 ottobre ha preso ufficialmente avvio la nostra missione: un viaggio di circa 8 ore ci ha portati all'appuntamento con i referenti del Consiglio Nazionale Architetti per le procedure di briefing e accreditamento in un centro situato a Rieti, in prossimità della Dicomac (Direzione di comando e controllo) che è il centro di coordinamento che viene attivato sul territorio in caso di eventi come questo: rappresenta il massimo livello decisionale e coordina direttamente, nell'area interessata dall'evento, tutte le funzioni presenti sia istituzionali che di emergenza. La nostra destinazione finale, come abbiamo appreso dopo l'accreditamento, sarebbe stata Accumoli.

Una cosa su tutte mi rimarrà impressa di questa prima giornata di missione: l'effetto di estraniazione che abbiamo vissuto arrivando a Rieti. Fino al 24 agosto Amatrice nella mia mente era un borgo antico, famoso per una ricetta della tradizione italiana, che non avrei saputo collocare precisamente su una mappa. Nel mese trascorso tra il terremoto e la partenza le immagini della devastazione si erano impresse nella memoria e quindi, arrivare a Rieti e trovarmi davanti una città pressoché intatta (per fortuna) con negozi come quelli che si possono trovare in qualsiasi città d'Italia mi ha fatto un effetto davvero strano. Il tutto era reso ancora più surreale dal fatto che la maggior parte delle persone che incontravo indossava tute catarifrangenti con i simboli della protezione civile e dei vigili del fuoco. Purtroppo, come anticipato durante il briefing dai referenti sul territorio, entrare nell'area dell'evento, identificata idealmente all'interno della valle del Tronto, ci ha catapultati... in una zona di guerra. Nonostante le mille immagini viste sui mass media non eravamo preparati a quello a cui ci siamo trovati di fronte.

Seguendo la Via Salaria abbiamo raggiunto la zona che ci era stata assegnata, il percorso era surreale: incrociavamo solamente mezzi di soccorso, i ponti erano completamente sfasati poichè rialzati dalle scosse del sisma, i paesi, le frazioni erano profondamente feriti, le case sembravano scatoloni vuoti scossi da una violenza sovrumana. La nostra base operativa, il C.O.C. (Centro Operativo Comunale), era allestito presso un noto salumificio dotato di capannoni fortunatamente integri e di un ampio piazzale adatto allo stazionamento delle decine e decine di mezzi dei soccorritori e dei tecnici.

Da quel momento in poi ogni ricordo è scolpito nella mia mente: le strade desolate che conducevano alle frazioni di Accumoli, i paesi vuoti e spettrali con le facciate delle case segnate dalle caratteristiche lesioni a croce che sembravano essere state fatte da un terribile untore. L'odore della polvere, gli animali in cerca di padrone o di cibo, la vegetazione che stava già prendendo il sopravvento, i bidoni della spazzatura allineati in attesa di una raccolta che non sarebbe mai avvenuta, le fioriere con i fiori rinsecchiti e, soprattutto, le persone. I volti segnati dalla paura e dalla stanchezza di chi cerca di non perdere la speranza mentre ci accompagnava durante i sopralluoghi nelle case o meglio, mentre noi li accompagnavamo. Anche questa è una stranezza: negli incarichi di lavoro normali è il proprietario che ti dà il benvenuto e ti invita ad entrare in casa sua, qui, al contrario, eravamo noi ad accogliere i residenti al di fuori della zona rossa centro abitato per accompagnarli a casa loro anticipandone l'ingresso per valutare la sicurezza.

Sisma_Accumoli

Ricordo bene un uomo che ci ha ringraziati "per aver avuto il coraggio di entrare in casa sua". Un altro che, vedendo le nostre facce sconcertate trovando tutti i mobili accatastati al centro della stanza, ci ha spiegato che non era stato il terremoto ma lui che aveva finito di imbiancare la sera prima. Tanti che ci raccontavano di essersi svegliati per una "folata improvvisa di vento caldo" che ha anticipato di pochi secondi la scossa o per l'ululato dei cani. Un padre di famiglia e il suo racconto della fuga con il figlio appena nato cercando di capire se la casa avesse ancora una scala. Un altro signore contento perché la figlia essendo assente per studio quella drammatica notte non dormiva nel letto sul quale era caduto un masso piovuto dal muro.

Sisma_Accumoli

Entrare negli edifici rivelava "sorprese" inaspettate: case apparentemente non troppo lesionate all'esterno e completamente svuotate all'interno, arredi gettati ovunque da una mano invisibile, bagni e cucine tappezzati da un pavimento di cocci, vetri, piatti, bottiglie, specchi e sanitari frantumati in una miriade di pezzi, letti sfatti di chi è riuscito a fuggire ricoperti di calcinacci (nel migliore dei casi), pietre e interi soffitti, placide mucche che ruminavano in una stalla con struttura in acciaio i cui bulloni sparavano via come proiettili. Ovunque oggetti, giocattoli e ricordi che con difficoltà cercavamo di non calpestare, scale trasformate in rampe dalle macerie del soffitto, porte bloccate dal crollo di qualcosa. Non nego che talvolta mi sentivo uno speleologo con sempre in testa il brivido dell'incertezza per l'arrivo di una nuova scossa. Su tutto ricordo però, lo ripeto, la forza d'animo delle persone che tornando nella casa di famiglia ormai distrutta cercavano di alleggerire l'atmosfera con qualche aneddoto o portandoci delle brioches nelle attese sotto la pioggia piuttosto che un po' di uva raccolta nella vigna polverosa circondata dalla distruzione. In questa realtà surreale ricordo anche la sensazione di apparente “normalità” delle persone che, se ancora in possesso della propria auto scampata alla distruzione, utilizzandola rivivevano istanti di un surrogato di vita quotidiana ora perduta, come le loro case. Impressa nei miei ricordi c’è anche la tristezza di chi non poteva andare a trovare i propri cari al cimitero perché distrutto o pericolante, in particolare gli anziani che dopo aver vissuto tutta una vita nel loro paese si trovavano a chiedersi dove avrebbero potuto trascorrere i loro ultimi anni.

Sisma_Torrita

A chiunque mi chieda come è andata la missione rispondo che è stata un'esperienza importante a livello professionale ma, soprattutto, umano.
Per concludere direi che niente sintetizza meglio questa esperienza della frase di Alberto Moravia "Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano" (Alberto Moravia, Ho visto morire il Sud).

Sisma_Accumoli

2 commenti:

  1. Purtroppo il sisma continua a non dare tregua. Ma ce la faremo, ci rialzeremo! Grazie anche al vostro prezioso aiuto e a quello di chiunque ci dedica anche solo un pensiero.

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  2. Grazie di cuore per il messaggio: è il minimo che possiamo fare per voi... fatevi forza e coraggio!

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