lunedì 7 maggio 2018

Edifici a consumo quasi zero: la strada del futuro (seconda parte)

Prima parte qui

Un quadro generale dell'edilizia esitente mette in luce che il 60-65% del volume costruito è stato realizzato dal dopoguerra fino agli anni '80, gli anni del Boom economico, con tecnologie altamente energivore in quanto, all'epoca, l'energia non era assolutamente una preoccupazione: in quegli anni era sufficiente avere un impianto centralizzato e un involucro edilizio non isolato, con finestre dotate di vetri singoli, soluzioni che ancora oggi ritroviamo in numerosissimi edifici, malgrado da tempo siamo in grado di intervenire diversamente.

La prima generazione del risparmio energetico nacque dopo la prima crisi del petrolio del 1973: in breve siamo passati da 1 dollaro al barile a 12-15 dollari. Oggi la dipendenza è ancora più incisiva e anomala perchè per esempio, per il riscaldamento un abitante di Milano spende tre volte e mezzo quello che spende un abitante di Parigi o di Berlino: questo è ancor più anomalo poichè abitiamo in una zona climatica mite, non abbiamo inverni rigidi ma è la diretta conseguenza dell'utilizzo di edifici energivori. Per questo motivo tale spreco va eliminato, dobbiamo essere in grado di attivare un'economia territoriale coinvolgendo tecnici e imprese locali sia per riqualificare le nostre costruzioni, sia per realizzare i nuovi edifici a consumo zero: in tal modo si spenderanno sì dei soldi ma non in energia proveniente dall'estero, bensì in investimenti locali, a casa nostra.


La strada del futuro_56 Lab


Come ben sappiamo, l'energia serve anche la mobilità e per la produzione di alimenti. Per quanto riguarda la mobilità, al momento non siamo ancora pronti ad affrontare tale ambito con, quasi, novecento milioni di automobili sul Pianeta: è previsto che, nel 2030, la Cina avrà bisogno di un quantitativo di petrolio superiore all'attuale produzione mondiale. Questa strada andrà corretta e l'Europa sta cominciando ad andare in quella direzione. L'altro ambito di utilizzo è la massa di energia che serve per produrre cibo necessario a nutrire miliardi di persone (per produrre 1 kg di cibo servono all'incirca 10 kg di petrolio). Per questi motivi l'Europa ha deciso che l'edilizia sarà il primo settore che non dovrà più utilizzare energia o, per lo meno, dovrà limitarne l'uso: la Germania ha in programma di ridurre dell'80% l'utilizzo di energia primaria entro il 2050 e la Svizzera è l'unico Paese che ha come programma governativo quello di ridurre di due terzi l'imput energetico addirittura in tutti i settori di produzione. Gli svizzeri sanno che per mantenere il benessere devono imboccare questa strada.

In generale, per quanto riguarda le costruzioni, siamo pronti per poter intervenire sull'esitente, la tecnologia c'è, non dobbiamo più inventare o sperimentare nulla di nuovo e già adesso riusciremmo ad eliminare il 90% dei consumi sull'esistente e quasi il 100% sul nuovo, ad enorme vantaggio del risparmio energetico.

Come potremmo quindi gestire i prossimi anni? C'è una produzione in calo e una domanda in aumento: come già accennato nella prima parte, l'85% del Pianeta sta funzionando utilizzando esclusivamente carbone, petrolio e gas; stiamo distruggendo un capitale che non avremo mai più a disposizione. Il materiale convenzionale è in calo: per il barile andremo presto ben oltre i 150 dollari anzi, raggiungeremo e supereremo tranquillamente i 250 dollari. Ma quale economia potrà permettersi questo prezzo per l'energia? L'obiettivo, quindi, è riqualificare l'esistente del nostro Paese in brevissimo tempo mentre, per il nuovo, non c'è alternativa se non costruire a consumo quasi zero. L'unica strada è intervenire sul risparmio energetico, sull'efficientamento e sull'uso del rinnovabile.

L'Europa, nel libro verde del 2030 ha indicato che, verso quell'anno, saremo in una grave dipendenza energetica che, se non interverremo, si aggirerà intorno al 90%. I danni a lungo termine degli ecosistemi saranno enormi, soprattutto dove serviranno grandi investimenti energetici proprio per poter raccogliere energia; il resto fa parte della storia: già adesso la natura comincia a rispondere a questi interventi. In Europa il 33% della CO2 emessa proveniene dalle costruzioni per cui sarà necessario ridurne le emissioni con una nuova edilizia a triplo 0: zero consumo, zero emissione di CO2 e 0 rifiuti (in più ci sarebbe un quarto 0, zero inquinanti all'interno della casa).


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L'Europa sta preparando le normative per ridurre questo quantitativo: il 60% dei rifiuti prodotti proviene dalle costruzioni, è una vera e propria distruzione di materie prime, per questo serve attenzione anche alle risorse minerarie e non solo a quelle energetiche. Bisogna ridimensionare la scelta dei materiali: la Svezia, per esempio, insieme alla licenza edilizia, richiede il piano di smaltimento. Questa è la strada del futuro: non sappiamo che materiale utilizzeremo per coibentare nel 2030/’40, però sappiamo i principi che verranno seguiti e applicati in tutte le fasce climatiche: case a consumo zero con elevato grado di comfort e il principio del rifiuto zero. Significa imparare quello che ci insegna la natura, cioè di chiudere il cerchio del ciclo di vita: prelevare la materia prima, utilizzarla e poi ridarla alla natura nel momento in cui non servirà più e non potrà essere riutilizzata, riciclata. Questa è una strada che ha un futuro. Le aziende che hanno materiali rinnovabili, che hanno materiali che permettono di ridurre il quantitativo di rifiuti, che permettono di avere case con pochissimo costo energetico, hanno un futuro.

Gli errori che facciamo nell'edilizia sono troppo pesanti per le generazioni che stanno nascendo. Se oggi consegniamo una casa altamente energivora consumerà tanto e sarà destinata ad essere tale per decenni.
Questi temi stanno entrando nel tessuto quotidiano, la gente comincia a capire che non è solo l'acquisto ma anche la gestione a diventare importante: per cui questi criteri dell'ecocompatibilità e dell'efficineza energetica diventano anche principi di valore dell'immobile. La trasparenza sta nell'uso della certificazione energetica. Ridurre l'impatto ambientale e ridare benessere avvicinandosi ad una trasperenza: la certificazione di un tecnico indipendente che controlla il progetto in cantiere e che difende l'utente finale che investe.


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La strada del futuro ha due guardrail: uno è quello dell'efficienza che ci permette di azzerare i fabbisogni energetici mantenendo e miglirando il comfort abitativo e l'altro è quello della sufficienza nella scelta dei materiali, nei comportamenti per ottimizzare il bilancio energetico, il bilancio ambientale delle nostre scelte. L'Europa dà una mano affinchè il “Pacchetto clima e energia 20 20 20” vada in questa direzione ma non dimentichiamo che è solo un primo passo in questa direzione. Quando parliamo della nuova edilizia dobbiamo avere in mente un periodo che riguarderà i prossimi trenta, quaranta, cinquant’anni con i principi dei “tre 0”. Le case del futuro saranno in grado di rispondere a tutti questi requisiti di ecoconpatibilità, saranno sicure dal punto di vista dell'antincendio e della sismica, saranno in rete e probabilmente saranno energeticamente attive perchè produrranno più energia di quanto consumeranno. Probabilmente permetteremo a queste case di produrre quella fetta di energia che ci servirà per la mobilità, per un'auto elettrica per esempio.

Dobbiamo essere veloci ad adeguare il Paese, a migliorare quelle case realizzate nel dopoguerra che dobbiamo quindi cercare di migliorare dal punto di vista ambientale, economico, sociale. In sintesi, la casa del futuro non avrà più un camino che andrà ad inquinare con macroinquinanti e climalteranti: la casa per la sua compattezza, per il suo orientamento, per la sua scelta dei materiali sarà in grado di fornire il benessere d'estate e d'inverno con un piccolissimo impegno energetico.

FINE

Fonte: Norbert Lantschner

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