giovedì 9 gennaio 2020

Materiali a cambiamento di fase – parte 3

Proseguiamo la trattazione dei materiali a cambiamento di fase iniziata qui e qui.

Come già descritto nei post precedenti, un’innovativa soluzione tecnologica nella progettazione degli edifici, soprattutto nell’ambito dell’architettura ecosostenibile, è rappresentata dai materiali a cambiamento di fase, i P.C.M. (Phase Change Materials): si tratta di materiali caratterizzati da un punto di fusione vicino alla temperatura di comfort, in grado di determinare una notevole riduzione dei consumi energetici necessari alla climatizzazione degli ambienti.

Materiali a cambiamento di fase, cosa sono e come funzionano
I materiali a cambiamento di fase sono materiali accumulatori di calore latente che sfruttano il fenomeno della transizione di fase per assorbire i flussi energetici entranti, immagazzinando un’elevata quantità di energia e mantenendo costante la propria temperatura: i P.C.M. sono solidi a temperatura ambiente ma, quando questa sale e supera una certa soglia, che varia a seconda del materiale, diventano liquidi accumulando calore latente di liquefazione che viene sottratto all’ambiente. Allo stesso modo, quando la temperatura scende, il materiale si solidifica e cede calore latente di solidificazione.


Materiali a cambiamento di fase in edilizia
I P.C.M. da alcuni anni sono in fase di studio e di sviluppo d’applicazione nell'architettura ecosostenibile, soprattutto nell'ambito del risparmio energetico. Questi materiali termoregolanti rappresentano dunque una soluzione tecnologica innovativa nella progettazione di edifici, perché sono un’interessante sistema per smussare le fluttuazioni giornaliere della temperatura ambiente attraverso la riduzione dei picchi di temperatura interna e, quindi, dei consumi energetici necessari alla climatizzazione degli ambienti.
Attualmente i P.C.M. più sperimentati in edilizia, perché rispondono a queste caratteristiche, sono i composti organici paraffinici e idrocarburi (ottenibili come sottoprodotti della raffinazione del petrolio o per polimerizzazione) e alcuni inorganici come sali idrati. I sistemi di contenimento utilizzati sono il macro e micro incapsulamento e l’immersione in matrici porose.


Fonte: convegni – articoli web.

Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il tuo commento! Thanks for your comment!